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informativa legale

“ROOMS”

MATTIA SEDDA

ROOMS è un progetto sonoro e performativo che si colloca al confine tra elettronica, ambient music e ricerca jazz contemporaneo, sviluppando un linguaggio personale in cui improvvisazione, sperimentazione timbrica e costruzione cinematica dello spazio sonoro convivono in modo organico.
La performance da cui l’album prende il titolo nasce come esperienza immersiva in cui la tromba assume il ruolo di elemento narrativo centrale: non soltanto strumento melodico, ma presenza fisica e materia sonora capace di generare ambienti, evocare immagini interiori e guidare l’ascoltatore attraverso paesaggi sonori in continua trasformazione.

All’interno di una visione riconducibile all’elettronic ambient jazz nord europeo, ROOMS attraversa territori sonori fluidi e ibridi, dove la dimensione improvvisativa tipica del jazz dialoga con texture elettroniche, droni autogenerativi, strutture minimali e ambientazioni cinematiche. L’approccio jazzistico non si manifesta attraverso forme tradizionali o strutture armoniche convenzionali, ma nella libertà del gesto sonoro, nella relazione istantanea con il tempo, nella costruzione dinamica dell’ascolto e nell’interazione costante tra controllo e imprevedibilità.

Alla base del progetto vi è una riflessione sul suono come conseguenza dell’aria in movimento. L’aria attraversa lo strumento, si espande nello spazio e si trasforma in vibrazione, generando un flusso continuo che si sviluppa in modo fluido e organico. Questo movimento dà origine a scenari sonori mutevoli, come stanze attraversate una dopo l’altra, ambienti percettivi che emergono lentamente e conducono l’ascoltatore dentro una dimensione sospesa tra contemplazione, tensione e inquietudine.

Il titolo ROOMS richiama proprio questa idea di attraversamento: spazi fisici e mentali, luoghi sonori che si aprono e si richiudono, ambienti emotivi che cambiano forma nel tempo dell’ascolto. Ogni composizione rappresenta una soglia, una condizione atmosferica, una tensione tra presenza e assenza. Le tracce non seguono una narrazione lineare, ma costruiscono un percorso immersivo fatto di stratificazioni, dettagli microscopici e trasformazioni timbriche che modificano continuamente la percezione dello spazio.

Un elemento centrale dell’intero lavoro è il generarsi di linee melodiche che si intrecciano come fili di differente natura, colore e consistenza. Questi frammenti si sovrappongono, si dissolvono e si ricompongono dando vita a tessiture sonore in costante evoluzione. La melodia viene trattata come materia fluida, mai completamente stabile, capace di emergere e scomparire all’interno della struttura elettronica.

La tromba diventa così uno strumento espanso. Attraverso tecniche estese, processamenti digitali e manipolazioni in tempo reale, il suono viene trasformato fino a perdere talvolta la propria identità originaria per fondersi con texture ambientali, droni e paesaggi elettronici. Rimane tuttavia sempre percepibile una componente fisica e respiratoria, una traccia umana che attraversa l’intero lavoro e che mantiene viva la relazione tra corpo, gesto e suono.

I soundscape che emergono all’interno dell’album possiedono identità differenti: alcuni si sviluppano come ambientazioni rarefatte e contemplative, altri assumono un carattere più rituale e ipnotico, altri ancora si contaminano con elementi folk, glitch music e minimalismo elettronico. L’elettronica non agisce come semplice accompagnamento, ma come ambiente compositivo vero e proprio: uno spazio dinamico in cui il suono acustico viene accolto, trasformato e rimesso continuamente in circolazione.

ROOMS si configura così come un viaggio immersivo tra jazz atmosferico, elettronica sperimentale e ambient music, un’esperienza sonora in cui il confine tra composizione, improvvisazione e performance si dissolve progressivamente, lasciando spazio a una percezione del suono come materia viva e in continuo movimento. 

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Le sette tracce che compongono l’album rappresentano altrettanti ambienti sonori e stati percettivi:

 

Outside Field  - apre il percorso come una soglia instabile collocata ai margini della percezione;

 

Bioma -  sviluppa una dimensione organica e pulsante, fatta di stratificazioni lente e movimenti interni;

 

Rituals - costruisce una tensione ipnotica attraverso iterazioni e cicli timbrici;

 

Threads of Matter - intreccia linee melodiche e frammenti sonori in una tessitura in continua metamorfosi;

 

Event Horizon - conduce verso una dimensione più oscura e sospesa, prossima al collasso e all’espansione;

 

Ephemeral - lavora sulla fragilità del suono e sulla sua natura transitoria;

 

From Behind - chiude il percorso lasciando emergere una presenza distante, quasi residuale, come traccia di uno spazio appena attraversato.